Se una Sera a Teatro melodramma in due atti

melodramma della memoria in due atti su testo proprio, ispirato ai lavori di Italo Calvino

Il libretto è ispirato al romanzo di Italo Calvino “Se una sera d’inverno un viaggiatore…” e ne ripercorre i labirintici itinerari. Si tratta di un viaggio nella memoria del canto: nel melodramma, nella canzone, nel blues, nei propri suoni. Vuole essere uno specchio interattivo in cui realtà, finzione e memoria operano una miscela asimmetrica di ricordi e di esperienze strabiche, dove le prospettive lineari, come in un labirinto di Escher, fossero continuamente stravolte, eppure in qualche modo riconosciute. E’ un gioco e una tragedia, nello stesso tempo; è ironico e affettuoso, troppo puerile e prezioso, nei virtuosismi corali di tipo fiammingo. Ed è un nodo di quesiti irrisolti. L’opera si apre con un virtuosismo corale a trentadue voci a cappella, in cui il brulichio del pubblico che entra in teatro è, quasi onomatopeicamente, reso con una serie di melismi, fasce oscillanti, trilli, ostinati di sapore insistentemente dissonante. Il primo atto, nella logica di un continuo cambio di registro, ripercorre tic e frammenti di memoria musicale, in un funambolico quanto frantumato percorso. E’ l’idea del sogno labirintico, dove le connotazioni reali si perdono per dare vita ad un nuovo, composto però di brandelli di una memoria che emergono dal profondo e si ricompongono. Il tema appena accennato di pubblicità televisiva, nel suo stesso percorso, acquista nuove e sorprendenti identità; movimenti sinfonici tensivi volgono verso punti culminanti che si avvalgono di strumentazioni le più varie ma con atteggiamenti tendenti all’ammiccamento delle trame melodrammatiche. I materiali più specifici del canto, in un temerario quanto spesso frantumato accostamento di stili e modi, si innestano l’uno dentro l’altro, talora, ma rigorosamente a forme chiuse, come nel melodramma più scontato. Nel secondo atto, cambiando il clima drammatico, nella foga della ricerca forsennata e a volte grottesca della mutazione, cambia di fatto il tessuto del canto e del sostegno orchestrale: ciò che prima era frammenti ora si ricompone in una fittizia e precaria unità. L’orchestra supporta lo svolgimento drammatico fino a sembrare troppo tenebrosa, i materiali si scompongono in un caleidoscopio di umori improvvisamente lividi, come in un divertimento che s’appesantisca troppo. L’ordito compositivo viene portato da movenze di cabaret al dramma esoterico e dunque realizza continue cadute di livelli, sino alla conclusione circolare, là dove il pubblico esce di scena allo stesso modo in cui vi è entrato. Gioco dunque di un prima e un dopo, di un falso e di un possibile che si rincorrono senza tregua, in un fantasmagorico e struggente tentativo di afferramento.

  • Organico: tre tenori, basso, due soprani, mezzosoprano, inoltre: tre tenori e due soprani, coro a quattro voci: 8 soprani, 8 contralti, 8 tenori, 8 bassi,  2 ottavini (mutano in flauto), 2 flauti (il II muta in flauto in sol), 2 oboi, 2 corni inglesi, 2 clarinetti piccoli, 2 clarinetti in si bemolle, 2 cl. bassi in si b., 2 fagotti, 2 controfagotti, 2 trombe sopracute in si b., 2 trombe in si b., 2 trombe in fa, 8 corni, 4 tromboni tenor-bassi, 2 tube contrabbasse in fa-si b. grave, timpani (2 esecutori), 8 percussionisti, 4 mandolini, 1 arpa, pianoforte e cembalo (1 esecutore), archi.
  • Anno: 1987
  • Durata: 2h
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  • Edizioni audio / video:  
  • Varie: in fase di revisione
  • © 1987 Enrico Renna
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